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La Lombardia non è più la locomotiva d’Italia

Le nuove previsioni economiche per il 2026 delineano un quadro ormai evidente: la Lombardia non è più la locomotiva d’Italia. Secondo il Primo Focus 2026 di CNA Lombardia, il PIL regionale crescerà appena dello 0,7%, un ritmo insufficiente per un territorio che storicamente ha rappresentato il motore economico del Paese.

Sul fronte degli investimenti, dopo un 2025 legato prevalentemente al completamento delle opere PNRR, nel 2026 si attende una nuova frenata: +0,7%, contro il +2,4% del 2025. Un rallentamento che riflette la fine degli incentivi europei e, soprattutto, l’assenza di una strategia industriale nazionale capace di sostenere innovazione, transizione energetica e competitività.

La dinamica dei consumi resta debole (+0,7%), compressa da un’inflazione cumulata che dal 2021 supera il +16% e da aumenti che colpiscono pesantemente famiglie e imprese: energia e casa +38,6%, alimentare +22,2%. Numeri che fotografano l’impatto di scelte politiche inefficaci sul contenimento dei prezzi e sulla tutela del potere d’acquisto. Preoccupa anche la contrazione del credito: dal 2021 i prestiti alle imprese lombarde sono diminuiti del 3,5%, con picchi drammatici per le piccole imprese (-23,8%).

Anche le recenti stime della Banca d’Italia confermano questi numeri. L'economia della Lombardia è cresciuta solo dello 0,5 per cento nella media del primo semestre del 2025. La domanda interna si è mantenuta debole e gli ordini sono aumentati soprattutto per le richieste provenienti dai mercati esteri. Senza gli investimenti collegati al Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e alle Olimpiadi invernali Milano Cortina, la situazione sarebbe ben peggiore.

I dati di Cna e Banca d’Italia confermano le difficoltà delle attività produttive a programmare investimenti e innovazione, in un contesto di tassi ancora alti e di assenza di politiche attive mirate. Il quadro è netto: tessuto imprenditoriale in flessione in quasi tutte le province, con l’artigianato in caduta continua. L’Export che resta stabile ma meno reattivo rispetto al passato, frenato da tensioni commerciali e dall’incertezza geopolitica. Occupazione in crescita, ma che rimane concentrata in settori a basso valore aggiunto.

Di fronte a questi segnali, il governo continua a limitarsi a slogan, senza mettere in campo né riforme strutturali né misure anticicliche capaci di sostenere le imprese, difendere i salari e rilanciare la competitività regionale.

Il Partito Democratico propone da tempo una strategia diversa: una politica industriale orientata a innovazione, green economy e digitalizzazione; un utilizzo più efficace dei fondi europei e misure per sostenere redditi, consumi e qualità del lavoro; un accesso al credito più equo che sia realmente a favore di micro e piccole imprese, che rappresentano oltre il 90% del tessuto produttivo lombardo.

Perché la Lombardia torni davvero a essere un motore di crescita, serve una visione che oggi manca completamente nelle scelte del governo.

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