Non è un paese per le mamme
In Lombardia oltre 8.500 madri si sono dimesse dal lavoro in un solo anno. Non è una scelta individuale: è il risultato di un sistema che continua a scaricare sulle donne il costo della cura e della conciliazione tra lavoro e famiglia.
E’ lo sconfortante quadro raccontato dal quotidiano Il Giorno che emerge dai dati sulle dimissioni e risoluzioni consensuali di lavoratrici madri e lavoratori padri relativi all’anno 2025.
I numeri raccontano una realtà che non possiamo più considerare fisiologica. Nel 2025 in Lombardia sono state 13.114 le dimissioni di lavoratrici e lavoratori con figli nei primi anni di vita. Di queste 8.542 hanno riguardato le madri. Il dato più significativo riguarda le motivazioni: il 46,4% delle madri lascia il lavoro per la difficoltà di conciliare la cura dei figli con l’attività professionale, mentre un ulteriore 32,6% indica problemi organizzativi e scarsa flessibilità aziendale. Tra i padri invece la ragione prevalente è il passaggio a un’altra azienda alla ricerca di condizioni economiche e organizzative migliori.
Questa differenza dice molto sul nostro mercato del lavoro, ma anche sui servizi ancora troppo assenti o insufficienti, a partire dai posti sugli asili nido. Per gli uomini cambiare lavoro è spesso un’opportunità. Per troppe donne, lasciarlo è ancora una necessità.
E la Lombardia continua a scontare ritardi strutturali:servizi per l’infanzia insufficienti, costi elevati, divari territoriali nell’accesso ai servizi, organizzazioni del lavoro ancora troppo rigide e una distribuzione del lavoro di cura profondamente squilibrata.
Non bastano bonus occasionali o misure frammentarie. La partecipazione femminile al mercato del lavoro è una questione di diritti, ma anche una delle principali politiche economiche e di crescita di cui il Paese ha bisogno. Ogni donna costretta a lasciare il proprio impiego rappresenta una perdita di competenze, reddito, autonomia e produttività per l’intera società.
Il Partito Democratico continua a sostenere la necessità di rafforzare strutturalmente i servizi educativi per la prima infanzia e chiede di investire sugli asili nido, ma anche di intervenire sulla distribuzione dei carichi di cura. Per questo è necessario introdurre un congedo paritario e obbligatorio, perché la genitorialità non può continuare a essere considerata, nel mercato del lavoro, una responsabilità prevalentemente femminile. E questa è una proposta su cui torneremo anche nella prossima legge di bilancio.
La destra, che sia al Governo nazionale che alla guida della Lombardia parla continuamente di natalità e famiglia, non sostiene né la natalità e né le famiglie italiane. Ma la libertà di scegliere di avere figli passa anche dalla libertà di non dover scegliere tra essere madri e continuare a lavorare. E’ su questo che si misura la credibilità delle politiche pubbliche. Una credibilità che questo governo e questa Giunta non hanno mai avuto.
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