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Cala il potere di acquisto delle famiglie e aumenta la pressione fiscale

Il paradosso della politica economica del Governo Meloni è nei numeri: la destra si autocelebra mentre le famiglie fanno sempre più fatica, il potere d’acquisto diminuisce e il prelievo fiscale aumenta.

Mentre i numeri reali descrivono un Paese che arranca, il Governo continua a raccontare un successo che nella vita delle persone non esiste. La tenuta dei conti pubblici non basta a certificare la salute di un’economia se stipendi e pensioni consentono di acquistare sempre meno.

Secondo l’Istat nel secondo trimestre del 2026 il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito dello 0,9% rispetto al trimestre precedente. Il reddito disponibile è cresciuto dello 0,4%, senza compensare l’aumento dei prezzi. Contemporaneamente, la pressione fiscale ha raggiunto il 43,5%, mezzo punto percentuale in più rispetto allo stesso trimestre del 2025.

Anche il risparmio si restringe: la quota di reddito destinata dalle famiglie al risparmio è scesa al 6,7%, con una diminuzione di 1,2 punti rispetto al trimestre precedente. Questo significa un margine più ridotto per affrontare una spesa imprevista, programmare un investimento o sostenere il futuro dei figli.

A questa dinamica si aggiunge il problema del fiscal drag. Quando gli aumenti nominali dei redditi servono a recuperare l’inflazione, un sistema fiscale che non adegua scaglioni e detrazioni può assorbirne una parte attraverso un maggiore prelievo. Si può così pagare più Irpef senza essere diventati più ricchi in termini reali. È un meccanismo che come Partito Democratico denunciamo da tempo e che richiederebbe una risposta strutturale.
Il miglioramento dei conti pubblici è necessario ma non può diventare l’unico parametro economico da perseguire, mentre si indebolisce la capacità di spesa delle famiglie.

Per il Partito Democratico, la prossima manovra deve mettere al centro la tutela dei redditi: sterilizzare il fiscal drag, adeguando gli scaglioni Irpef e le soglie Isee all’inflazione; sostenere salari dignitosi e contrattazione collettiva; introdurre una legge sul salario minimo e sulla rappresentanza; rafforzare i servizi essenziali, a partire dalla sanità pubblica.

Difendere il potere d’acquisto significa sostenere la domanda interna, contrastare il lavoro povero e ridurre le disuguaglianze. È su questi obiettivi che chiediamo al Governo di assumere impegni concreti e verificabili.

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