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Le flat tax spingono l’evasione

C’è una contraddizione sempre più evidente nel sistema fiscale italiano: mentre si moltiplicano flat tax, regimi sostitutivi e trattamenti differenziati, il peso dell’Irpef continua a concentrarsi soprattutto sui redditi da lavoro dipendente e sulle pensioni.

I numeri aiutano a capire la dimensione del problema: a parità di 60 mila euro di base imponibile, un autonomo nel regime forfettario al 15% versa 9 mila euro; un dipendente, con aliquote e detrazioni 2026, circa 18 mila euro prima delle addizionali. A 40 mila euro, il confronto è tra 6 mila e 9.532 euro.

E mentre la destra continua a inseguire nuove flat tax, per dipendenti e pensionati torna a mordere anche il fiscal drag: l’aumento nominale di salari e pensioni dovuto all’inflazione fa crescere il prelievo fiscale quando scaglioni, detrazioni e soglie non vengono adeguati.

Il risultato stimato per il biennio 2026-2027 è una nuova “tassa invisibile” da circa 13 miliardi di euro su stipendi e pensioni. Il tema è particolarmente rilevante in Lombardia, dove nel 2024 l’IRPEF pro capite ha raggiunto i 4.845 euro, sopra la media del Nord del Paese, pari a 4.448 euro.

Stiamo parlando di una regione, quella lombarda, in cui oltre 6,2 milioni di contribuenti versano l’IRPEF, per un gettito complessivo di circa 47,7 miliardi di euro.

Un carico fiscale che si inserisce in un contesto in cui le retribuzioni hanno già perso terreno: alla fine del 2025 il potere d’acquisto delle retribuzioni contrattuali risultava ancora inferiore dell’8,6% rispetto al 2019.

È qui che emerge il limite della politica fiscale della destra: anziché intervenire strutturalmente sull’Irpef e sul lavoro, si procede per flat tax, deroghe e bonus categoriali, restringendo progressivamente la base su cui opera davvero la progressività prevista dalla Costituzione.

In questo modo si smaschera facilmente anche la propaganda della maggioranza sui pensionati: chi da anni sostiene di volerli tutelare è lo stesso che, attraverso il fiscal drag, finisce per colpirne il potere d’acquisto.

Il Partito Democratico indica una strada diversa: restituire il fiscal drag, sostenere il recupero del potere d’acquisto di salari e pensioni e concentrare la riduzione dell’Irpef sui redditi da lavoro, dentro un sistema più semplice e più equo.

Perché il punto non è mettere lavoratori autonomi contro lavoratori dipendenti. È evitare che chi vive del proprio lavoro e paga le imposte fino all’ultimo euro continui a sostenere una quota sproporzionata del sistema fiscale, mentre la progressività viene progressivamente svuotata da una giungla di regimi speciali.

La vera riforma fiscale di cui ha bisogno l’Italia non è un’altra flat tax. È far pagare meno il lavoro e rendere il fisco più equo.

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