INPS, nel primo trimestre importo pensioni donne inferiori 30,9%
Nel primo trimestre 2026 le pensioni delle donne risultano inferiori del 30,9% rispetto a quelle degli uomini, con un divario in crescita rispetto allo scorso anno. Lo dice l'Inps nel Monitoraggio sui flussi di pensionamento.
Parliamo di numeri molto concreti: 1.060 euro medi mensili per le donne contro 1.534 per gli uomini. Un differenziale che non nasce oggi e le cause sono note: le donne hanno carriere più discontinue, salari mediamente più bassi e maggiore incidenza del part-time involontario.
Nonostante anni di dibattito pubblico e impegni dichiarati, il sistema continua a produrre e amplificare questo squilibrio nella fase lavorativa e previdenziale.
Ma il gender gap infatti non si esaurisce nel mercato del lavoro, ma si traduce in una penalizzazione permanente, aumentando il rischio di fragilità economica e sociale.
I dati dell’Inps descrivono un problema strutturale che richiede scelte politiche chiare. Servono interventi su più livelli: innanzitutto rafforzare le politiche per l’occupazione femminile stabile e di qualità. Poi intervenire sul gap delle retribuzioni e costruire meccanismi correttivi che evitino che le discontinuità lavorative per le donne, che si traducano automaticamente in povertà pensionistica. Infine, bisogna riconoscere pienamente il lavoro di cura, anche ai fini previdenziali.
E’ un tema di equità che la destra in questi hanno non ha voluto affrontare, continuando a muoversi senza una strategia strutturale sul lavoro femminile e sulla parità salariale. Più volte in Parlamento abbiamo presentato proposte per investire sull’occupazione femminile, rafforzare i servizi, ridurre i gap salariali e costruire un sistema previdenziale più giusto.
La destra non solo ha respinto tutte le nostre proposte ma ha anche bocciato il prolungamento di Opzione Donna sulla flessibilità in uscita, dimostrando anche in questo caso di non riconoscere i bisogni delle donne.
- Visite: 103