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Conti pubblici

Dopo Eurostat e Istat, anche OCSE e Ufficio Parlamentare di Bilancio certificano un quadro poco rassicurante per i conti pubblici italiani.

L’OCSE individua con chiarezza i nostri nodi strutturali: crescita debole, debito elevato, invecchiamento della popolazione, sistema fiscale sbilanciato, evasione ancora troppo diffusa e ritardi nella transizione energetica.

Ma nel Documento di Economia e Finanza presentato dal Governo emerge una narrazione diversa: conti in ordine e prospettive rassicuranti. Una lettura che contrasta con le ipotesi di uno scostamento di bilancio per sostenere investimenti. E che contrasta anche con le parole del Ministero Giorgetti, rimproverato dalla Premier di essere troppo pessimista.

La verità è che la Presidente del Consiglio aveva rassicurato tutti sul fatto che saremmo usciti dalla procedura d'infrazione salvo poi scoprire che il nostro paese è destinata a sforare i parametri del Patto di Stabilità.

Il punto è che non siamo di fronte a una crisi improvvisa. Non è la congiuntura internazionale, né tantomeno la guerra in Medio Oriente, a spiegare le difficoltà italiane. Semmai gli eventi internazionali hanno aggravato una situazione che era già complicata.

Il nostro Paese registra una produzione industriale negativa da oltre tre anni: un dato che racconta un problema strutturale, non emergenziale.

Le responsabilità del governo sono evidenti: in quattro anni, non ha costruito una politica industriale credibile e non è mai intervenuto sui fattori che frenano la crescita. Arrivare oggi, praticamente a fine legislatura, a parlare di nuovi investimenti, non è solo tardivo e inefficace, ma la dimostrazione di un governo in confusione che naviga a vista.

Continuare a scaricare le responsabilità, come ha fatto Giorgia Meloni ieri, sui governi precedenti e mettere in discussione i dati ufficiali, attaccando l’Istat, non rafforza la credibilità del Paese. Al contrario, evidenzia le difficoltà politiche di una maggioranza che non è riuscita a trasformare le promesse in risultati concreti.

La prossima settimana inizieranno le audizioni del Documento di Economia e Finanza, dove potremo chiedere conto alla maggioranza delle mancate promesse e sopratutto delle scelte e degli interventi che sarà costretto ad attuare per mettere in sicurezza i conti pubblici.

Come Partito Democratico, da anni chiediamo un cambio di passo: più investimenti mirati soprattutto in sanità e istruzione, una riforma fiscale equa, politiche industriali serie e una strategia sulla transizione energetica che non resti solo sulla carta.

Mai come oggi, purtroppo, la distanza tra la realtà del Paese e la narrazione dell’esecutivo è così profonda e a pagarne il prezzo sono cittadini e imprese.

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