PNRR
L’analisi di Openpolis sulle misure del PNRR dedicate alla parità di genere ci ricorda quanto il nostro Paese sia indietro e come il governo non stia utilizzando al meglio le risorse del Piano per ridurre il divario. Perché non basta annunciare l’arrivo delle risorse ma è fondamentale valutare le politiche pubbliche e soprattutto i risultati che esse producono.
I numeri continuano a dirci che l’Italia resta uno dei Paesi europei con i maggiori squilibri nell’accesso al lavoro, nelle retribuzioni, nelle opportunità di carriera e nella distribuzione dei carichi di cura.
Per fronteggiare i divari l’Italia ha a disposizione circa 98 miliardi di euro collegati a interventi che possono contribuire a ridurre il divario di genere, dalla crescita dell’occupazione femminile al potenziamento dei servizi educativi e di cura, fino al sostegno all’imprenditoria e all’inclusione sociale.
Sulla carta i bandi finanziati dal Piano avrebbero dovuto garantire una quota minima del 30% delle nuove assunzioni a donne e giovani under 36.
Peccato che nella realtà, secondo i dati Anac aggiornati ad aprile 2026, questa previsione è stata applicata solo in circa un terzo delle gare, mentre nei restanti casi non è stata inserita, spesso grazie a deroghe che hanno finito per svuotare la norma della sua efficacia.
Lo stesso vale per misure importanti come il sostegno all’imprenditoria femminile. Nonostante oltre 13 mila domande presentate e risultati incoraggianti sul numero di imprese finanziate, alla fine del 2025 risultava speso meno del 40% delle risorse disponibili. Un dato che evidenzia ancora una volta il problema dell’attuazione.
Anche sul fronte della sanità territoriale dall’analisi di Openpolis emergono criticità significative. Le Case della Comunità, fondamentali per rafforzare i servizi di prossimità e sostenere in particolare donne e famiglie, hanno subito una riduzione degli obiettivi previsti dal PNRR: dalle 1.350 strutture inizialmente programmate alle 1.038 attualmente previste, a causa di ritardi, difficoltà progettuali e aumento dei costi.
Mentre il Governo e la Presidente Meloni continuano a celebrare ogni tranche del PNRR come un proprio successo, la realtà ci dice che non basta destinare le risorse ma serve la capacità di saperle utilizzare, monitorarle e valutarne concretamente l'impatto. Ed è proprio su questo terreno che i ritardi e le difficoltà di attuazione continuano a pesare sul futuro del Paese.
Come Partito Democratico continuiamo a chiedere politiche strutturali per l’occupazione femminile, il rafforzamento dei servizi educativi e sociosanitari, la riduzione del gender pay gap e strumenti concreti per favorire la conciliazione tra vita e lavoro. La parità di genere non è un tema settoriale: è una condizione essenziale per la crescita economica, la competitività e la giustizia sociale.
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