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Salari bassi

La Lombardia è sempre stata considerata la locomotiva d’Italia. E per molto tempo lo è stata davvero: la regione delle opportunità, del lavoro e della crescita economica. Oggi, però, la crescita si è allineata al resto d’Italia, le diseguaglianze sono aumentate e il costo della vita preme anche sulla classe media.

I dati sulle retribuzioni raccontano una Lombardia nella quale lavorare non basta più per vivere dignitosamente.

Quasi un lavoratore lombardo su due, il 49,66%, guadagna meno di 25mila euro lordi all’anno. Il 36,5% non raggiunge i 20mila euro. Cifre che in una regione nella quale il costo della vita, degli affitti e dei servizi è nettamente superiore alla media nazionale, raccontano di difficoltà a far quadrare i bilanci famigliari.

La condizione degli under 35 è ancora più preoccupante: oltre la metà percepisce meno di 20mila euro annui e quasi due su tre rimangono sotto i 25mila. Non parliamo soltanto di redditi bassi, ma dell’impossibilità concreta di costruire un futuro: lasciare la casa dei genitori, ottenere un mutuo, avere figli, programmare la propria vita.

Altrettanto inaccettabile è il divario di genere. La retribuzione media degli uomini supera i 34.700 euro, mentre quella delle donne si ferma a circa 24.700: oltre 10mila euro di differenza. Un divario alimentato dal part-time involontario, dalla discontinuità lavorativa, dal maggiore carico di cura e dalla minore presenza femminile nelle posizioni apicali.

Questi numeri smontano la propaganda del Governo Meloni sull’aumento dell’occupazione. Se crescono gli occupati ma non i salari reali, se il lavoro rimane povero e precario, se giovani e donne continuano a essere penalizzati, non siamo davanti a uno sviluppo solido. Siamo davanti a un modello che comprime la domanda interna, frena la produttività e aggrava la crisi demografica.

Le proposte del Partito Democratico sono chiare: salario minimo legale, contrasto ai contratti pirata, rinnovo tempestivo dei contratti collettivi, riduzione della precarietà, sostegno alla contrattazione di qualità, piena applicazione del principio della parità salariale e una politica industriale che sostenga una crescita sostenibile socialmente e ambientalmente. Servono poi più servizi per l’infanzia, congedi paritari obbligatori e politiche abitative capaci di restituire autonomia alle nuove generazioni.

La crescita economica deve tradursi in salari dignitosi, sicurezza e possibilità di progettare il futuro. Altrimenti la locomotiva continuerà a viaggiare, ma lasciando indietro una parte sempre più grande delle lavoratrici e dei lavoratori lombardi.

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